I progetti proposti sono rivolti a tutti gli operatori, che in differenti modalità, sono coinvolti nelle filiere D.A.M.A. ovvero del Design, Architettura, Moda e Artigianato (ad esempio: associazioni, ordini professionali, professionisti, studi, enti di governo locali, artigiani, stilisti, designer, maker, studenti, istituti professionali, aziende, etc. che operano e lavorano negli ambiti su descritti). ll territorio su cui progetti vogliono lavorare è quello dei 28 comuni compresi nei due golfi. Il primo denominato Capacity Maker vuole creare una figura professionale nuova, capace di facilitare processi di sviluppo sostenibile inerenti le filiere DAMA. Questa figura sarà capace di conoscere le necessità di innovazione degli attori che operano sui territori e in grado di costruire progetti e intercettare opportunità per far fronte a queste necessità. Il secondo denominato Eco Identity vuole formare gli operatori delle filiere DAMA affinché essi siano in grado di progettare e realizzare e prodotti che abbiano un forte grado di sostenibilità ambientale e un’identità culturale propria dei territori coinvolti.
Il secondo progetto, Eco Identity, mira a creare competenze professionali innovative e cruciali nella realizzazione di nuovi prodotti e servizi basati su un’ottica ‘Ecovativa’, capace cioè di integrare design innovativo, nuove tecnologie e sensibilità ecologica. L’idea alla base del progetto è quella arginare l’influsso della mercificazione dell’identità territoriale che insiste sui prodotti delle industrie culturali e creative di questi territori. Con sempre maggiore forza assistiamo all’invasione di artigianato, moda e design proveniente da altri mercati ma che trova comunque distribuzione nelle zone turistiche italiane. Questo tipo di manifattura, sicuramente a basso costo, non è più legata in alcun modo alla cultura e alle tradizionali lavorazioni del territorio importando mode e tendenze di produzione internazionale e spacciandole come prodotti realizzati in loco. D’altro lato i prodotti del comparto artigianale, moda, design, architettura e artigianato prodotti da lavorazioni locali non riescono a stare sul mercato a volte per i prezzi troppo alti a cui sono legati altre volte perché non intercettano più i favori del mercato che purtroppo si orienta su dinamiche legate alla globalizzazione della comunicazione, della cultura e del gusto. Questo fenomeno non solo minaccia l’autenticità e l’unicità dei prodotti e tradizioni locali, ma rende anche difficile per artigiani e produttori locali competere. Uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Cleaner Production (2021) sottolinea l’importanza di proteggere e promuovere l’eredità culturale locale e la conoscenza tradizionale come mezzo per promuovere lo sviluppo sostenibile. Lo studio afferma che la conservazione e il miglioramento dell’identità culturale locale può portare alla creazione di prodotti unici e di alta qualità, che a loro volta possono aumentare la loro competitività sul mercato globale.

Sulla stessa linea la rivista Business Research (2020) sottolinea la necessità per i produttori locali di adottare un approccio strategico al marchio e al marketing per differenziarsi dai prodotti di massa a basso costo. Lo studio suggerisce che i produttori locali dovrebbero concentrarsi sull’enfatizzare le caratteristiche uniche e le storie dietro i loro prodotti, nonché la loro connessione con la cultura e le tradizioni locali. Inoltre, un rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) (2018) sottolinea l’importanza dell’eredità culturale immateriale nel promuovere lo sviluppo sostenibile. Il rapporto afferma che la protezione e la promozione dell’eredità culturale immateriale, come l’artigianato tradizionale e la conoscenza, può contribuire alla conservazione della diversità culturale, alla promozione della coesione sociale e al rafforzamento delle economie locali. La mercificazione dell’identità territoriale è una questione urgente che richiede un approccio completo e strategico. Proteggendo e promuovendo l’eredità culturale e la conoscenza tradizionale locali, promuovendo lo sviluppo sostenibile, adottando un approccio strategico al marchio e al marketing ed evidenziando le caratteristiche uniche e le storie dietro i prodotti locali, è possibile creare un campo di gioco più livellato per i produttori locali e preservare l’autenticità e l’unicità delle culture e tradizioni locali. L’ambizione del progetto EcoIndentity è dunque quella di sperimentare una metodologia d’approccio progettuale per il comparto DAMA che identifichi nella cultura dei territori il suo tratto fondante innovando prodotti, processi e sensibilità estetiche coerentemente con le istanze di sostenibilità ambientale e sociale. I nuovi prodotti e servizi devono però essere competitivi su un mercato internazionale al punto da porsi come alternativa possibile al commercio di prodotti legati ai flussi negativi della globalizzazione. Ciò significa sperimentare non solo manufatti e processi nuovi ma affiancare ad essi modelli di business e competenze manageriali altrettanto innovative capaci di creare casi di successo.
Capacity Maker, titolo del primo progetto in partenza, è anche il nome della figura professionale nuova che vogliamo promuovere. Un facilitatore di processi di sviluppo territoriale, una figura ibrida e nuova. Ad oggi, se pur questa figura non trova una precisa collocazione delle competenze comunitarie valutate ad esempio da ESCO (ente europeo preposto su questi temi), la stessa professionalità è già presente in molte delle città e comunità europee o nazionali. Qui, per differenti ragioni hanno sono stati attivati (con processi sia top down che bottom up) progetti di disparata natura: dalla rigenerazione urbana, all’economia collaborativa, alla formazione, alla realizzazione di centri multiservizio, fino ad arrivare alla realizzazione di fablab e makerspace. In molti di questi progetti c’è stata una figura come quella del Capacity Maker in grado di realizzare progetti difficili supportati da processi di intelligenza connettiva e collettiva.
Se volessimo tracciare un identikit di questa professionalità essa partirebbe da un’estrazione professionale disparata ma di profilo culturale medio alto. Dovrebbe inoltre possedere:
Una metodologia di analisi e di lettura dei territori e degli attori coinvolti a vario titolo nei progetti. Una connaturata attitudine all’ascolto e una propensione all’individuazione delle criticità e delle necessità nascoste.
Una capacità di fare sintesi delle varie esigenze in gioco legandole in una visione complessa che ricostruisce i legami di mutua influenza dei vari attori. La stessa capacità utile a non azzerare le differenze ma a trovare il modo di tenerle insieme abitando i conflitti e in essi cercando i semi per nuove progettualità.
Una conoscenza delle opportunità e delle politiche di sviluppo presenti sul territorio, dei loro limiti attuativi e della struttura progettuale da costruire per intercettare le stesse opportunità.
Una metodologia di co-progettazione utile sia su livelli istituzionali che su piani comunitari. Un armamentario di conoscenze e capacità che permette al capacity maker di dialogare e collaborare con più soggetti sullo stesso tema.
Una capacità di pianificazione sia delle economie sia delle attività. Una propensione nell’ ipotizzare le criticità che potrebbero palesarsi e predisporre piani e misure di contenimento.
Una attitudine al coordinamento di risorse umane, materiali e immateriali di progetti complessi e un armamentario di tecniche di comunicazione da mettere servizio sia di partner istituzionali sia verso singoli attori coinvolti nel progetto.
Una figura così delineata potrebbe, per gli ambiti del comparto DAMA costruire progetti di rigenerazione urbana o di innovazione delle competenze che mettono insieme le esigenze degli operatori del territorio con la necessità di confrontarsi con dinamiche economiche, turistiche, tecnologiche, ambientali, sociali e politiche attuali e non più procrastinabili.
